La storia del lago
La storia del lago Trasimeno
Che l’uomo si sia stanziato in maniera stabile attorno al Trasimeno e sulle sue isole fin dalla preistoria è ormai un dato assodato. Strumenti litici, in pietra scheggiata e levigata, sono stati infatti rinvenuti in più zone: nella riva occidentale, territorio di Castiglione del Lago, in quella settentrionale, presso Borghetto (Tuoro sul Trasimeno), in quella orientale, presso Monte del Lago e San Savino (Magione), nonché in Isola Polvese (Castiglione del Lago). Nonostante questi ritrovamenti e l’assidua ricerca di forme insediative da ricondurre a questo periodo condotte nella seconda metà del secolo XIX, non è emerso nessun elemento che possa in qualche modo ricondursi alla presenza di stazioni palafitticole sulle rive del lago.
Tracce della presenza umana in epoca protostorica provengono dalla zona di Castiglione del Lago dove, al vocabolo Carraia non lontano da Panicarola, a cavallo tra gli anni ’60 e 70’ del Novecento è venuta alla luce una necropoli protovillanoviana. Sepolture di questo stesso periodo sono emerse anche presso Tuoro intorno al 1970. Allo stesso modo nella zona di San Savino, alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, nell’area prossima all’emissario del Trasimeno, è emersa ceramica ascrivibile alla stessa età. Anche in questo caso, come per quello del periodo preistorico, non si hanno tracce di insediamenti eppure una cosa è certa: non solo questi dovevano esservi, ma già a quel tempo l’uomo aveva saputo cogliere le potenzialità offerte dal lago. Si aveva così un’economia imperniata su quelli che si connotano i tre principali fattori della zona. La pesca, magari praticata con gli stessi strumenti con cui si cacciava sulle boscose colline attrono allo specchio d’acqua, la caccia e primitive forme di agricoltura probabilmente praticata in quell’area rivierasca libera dai boschi.
Meglio documentata è sicuramente la presenza stabile dell’uomo in epoca etrusca e romana. Santuari, aree di sepoltura, ma anche insediamenti sono stati individuati un po’ ovunque, sia sulle isole che sulla fascia rivierasca.
Quando gli Etruschi provenienti da ovest ultimarono la conquista di quest’area giungendo fino a Perugia intorno al V secolo a. C., il territorio del Trasimeno non doveva presentarsi selvaggio ma, al contrario, già si era avuto un certo sviluppo la cui entità, purtroppo, non è ponderabile, almeno allo stato attuale della ricerca. Al di là di simile aspetto resta comunque un dato di fatto: con la conquista etrusca il Trasimeno entrò in una fase nuova caratterizzata da un’accelerazione delle dinamiche commerciali ed economiche più in generale. Queste, nel volgere di qualche tempo, ebbero ripercussioni sull’intero assetto insediativo con la nascita e lo sviluppo di nuovi nuclei abitati e di quei luoghi di culto variamente attestati attorno al lago, nei territori delle città che si affacciavano sullo specchio d’acqua: Perugia, Chiusi e Cortona. Lo stesso sfruttamento dell’area lacustre in chiave agricola sembra entrare in una fase di forte espansione dei coltivi tra i quali, a quanto sembra, spicca la coltura della vite. La successiva fase storica, scandita dall’ingresso dell’Etruria nel mondo romano intorno al III secolo a. C., si caratterizza anche in quest’area con il fenomeno della nascita e successivo sviluppo delle villae rustiche di produzione agricola. Questo, se pure dovette avere nella riva settentrionale una brusca battuta d’arresto con la battaglia tra Annibale e Flaminio (217 a. C.), finì comunque per caratterizzare l’intero territorio e, alle poche strutture venute alla luce, se ne aggiungono un numero consistente di cui si hanno vari indizi. In piena epoca romana il lago, oltre a costituire un serbatoio alimentare di notevole entità, sembra caratterizzarsi anche come via di comunicazione tra gli insediamenti ubicati a ridosso dello stesso o non lontano dalle sue rive i cui abitanti, per lo più, dovevano dedicarsi all’attività piscatoria, alla caccia, all’agricoltura e alla pastorizia. Questi, infatti, erano i fattori economici di spicco della zona.
Per quanto concerne la pastorizia, invece, sono i reperti archeologici che stanno in qualche modo ad attestare una sua pratica più o meno assidua e questa, probabilmente, si aveva all’interno delle selve e sulle aree incolte ubicate tra le stesse.

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